1940

La particolare posizione, oltre all’esistenza di piccoli approdi naturali, contribuì sicuramente alla scelta del luogo come sede di antichi centri abitati. Tralasciando le motivazioni e le dislocazioni dei numerosi insediamentipre-nuragici e nuragici per i quali si stanno effettuando studi sempre più approfonditi anche in collegamento con la storia del Mediterraneo, va detto che già i romani costruirono le loro abitazioni nelle vicinanze dell’odierno porto turistico. A quei tempi l’approdo era situato su una spiaggia denominata Fritum Janii (porto di Giano) da cui l’odierno nome del porto e della collina sovrastante, Frigiano.

 timemini50

Detto approdo fungeva da scalo commerciale per la cittadina di Tibula, mai individuata con certezza, ma che probabilmente si componeva di poche unità abitative. Vi erano anche altri approdi, come il portum granaticum (Lu Grannadu) e Cala Lagustina o Hostilia (Baia Ostina). Il toponimo “Cala Augustina” invece, nonostante raccolga molte simpatie tra gli abitanti, non sarebbe un nome di origine latina, in quanto di etimo scorretto (in pratica si tratterebbe di una latinizzazione basata su errate supposizioni).

Con la caduta dell’Impero Romano e la presa di potere da parte dei vari Giudici, con l’andare degli anni molte terre vennero donate alla Chiesa e a vari ordini monastici (si deve tener conto che nel periodo fra il Cinquecento e Seicento la Sardegna era una regione ricchissima di terre e bestiame e l’entità di quelle donazioni era notevole).

A pochi chilometri venne fondato l’importantissimo monastero benedettino di Tergu, ora in fase di studio archeologico, mentre sul colle di Frigiano vi era già un monastero probabilmente di eremiti antoniani, intorno a cui si aggregò la popolazione locale, per lo più dispersa in focolai rurali. Tale centro di aggregazione perse di importanza, per divenire poi un lazzaretto, quando nel 1102 venne fondato il castello della famiglia genovese dei Doria, battezzato Castelgenovese, da non confondere con Castel Doria[3]. Questa è considerata la data ufficiale di fondazione del castello, ma studi successivi indicano come data ben più probabile il 1270, periodo principe dell’incastellamento feudale nel Nord-Sardegna.

Gli abitanti della zona, si trasferirono progressivamente all’interno della rocca, dotata di un approdo indipendente e di numerose vasche per la raccolta dell’acqua. Quella fu la nascita del paese così come ancora oggi possiamo vederlo, nonostante l’urbanizzazione avvenuta dal 1950 ad oggi. Esso fu, con qualche breve parentesi, la sede dei Doria in Sardegna durante le varie lotte per il possesso dell’isola che portarono allo sfinimento di tutte le forze in campo. A cominciare dai Doria, passando per i Giudici di Arborea del casato dei Cappai de Baux, tanto che la moglie di Brancaleone Doria, Eleonora D’Arborea, vi abitò per anni, fino agli aragonesi, che uscirono vincitori dagli ultimi conflitti, ma dopo aver pagato un alto prezzo in termini di vite, denari e tempo. Castelsardo fu l’ultima città dell’isola a venir inglobata dal Regno di Sardegna aragonese, nel 1448, lo stesso anno in cui venne nominata Città Regia.[4] Dai confini del Regno sardo restò fuori solo l’arcipelago della Maddalena, che venne annesso da Carlo Emanuele III di Savoia nel 1767-69.[5]

La rocca, così come era stata concepita, risultò imprendibile fino all’avvento delle armi moderne. Dal 1520 (la data non è certa) il paese venne rinominato Castillo Aragonés (Castel Aragonese); nel frattempo divenne sede vescovile, sostituendo così l’ormai scomparsa Ampurias, di cui però conservò la denominazione; nel 1586 si ha l’inizio della costruzione della cattedrale. Nel romanzo di Giulio Angioni intitolato Le fiamme di Toledo, del 2006, l’autore mette in scena, sugli spalti del castello, una lunga disputa teologica, verosimilmente svoltasi, verso il 1550, tra Gaspar Centelles, allora governatore del castello, e il giovane magistrato cagliaritanoSigismondo Arquer: ambedue finirono sul rogo per eresia in Spagna ai tempi di Filippo II.

Nel 1767 Castelsardo, sotto la dinastia sabauda, assunse l’attuale denominazione durante il regno di Carlo Emanuele III, ma a differenza di altre città regie, come Alghero, Bosa, Cagliari, Oristano e Sassari, conservò nel proprio stemma le barre d’Aragona del passato regime, invece di sostituirle con la croce dei Savoia.

La città cominciò a perdere di importanza verso la prima metà dell’ottocento, schiacciato da dei proprietari terrieri troppo autoritari e da un impoverimento della vita culturale e sociale, unica alternativa alle poche terre coltivabili, dovuta al progressivo allontanarsi dei seminaristi, dei frati, del vescovo.

La peste di fine secolo, arrivata con notevole ritardo rispetto al resto dell’isola, completò l’opera condannando il paese al periodo più povero della propria storia, superato grazie ai molti figli emigrati e poi rientrati, ai finanziamenti delle varie amministrazioni, all’industria del turismo, sempre attenta ai luoghi ricchi di mare, fascino e storia.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>